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Il Griro dei Tre Mari

La storia del nostro evento più amato.

"Se mi organizzate il giro vespistico dei tre mari vi faccio avere il numero progressivo per intitolarla come prosecuzione della manifestazione storica."

Questo fu l'invito che ricevetti dal compianto Ing. Luigi Mario Rozza oltre 15 anni fa contento per la diversità e dinamicità del raduno nazionale organizzato a Lecce. Io feci passare qualche settimana e poi chiamai Maurizio.

"Maurì, dobbiamo organizzare il giro dei Tre Mari e dobbiamo farlo coivolgendo tutti i VespaClub, i LambrettaClub, perché le Lambrette Maurì ci devono essere, e Motoclub che saranno a tiro del percorso e dove non ci sono andiamo di "passaggio a scontrino", come al Raid del Salento, dove tutti erano partecipanti e nessuna logistica."


Lui prima disse "Tu sei pazzo, ma ti rendi conto che cosa serve per fare un giro di 800 km solo di autorizzazioni?", ma il suo cervello diesel era andato in moto e nel proseguire della telefonata dopo 10 minuti eravamo già a fare ipotesi di percorsi, di persone da coinvolgere, da contattare.


"Maurì, la facciamo a squadre di massimo 6 veicoli con partenza ogni 5 minuti. Ognuno sarà libero di farsi le strade che vuole purché passi dai punti a timbro o a scontrino entro le tabelle di tempo previste per ogni squadra. Noi gli daremo solo un percorso "consigliato" che farà il furgone scopa. Lo troviamo un furgone che ci segua no? Dai che si può fare."


La macchina era partita. 14 edizioni da allora. Dal numero chiuso di 80 veicoli a squadre di massimo 6 siamo arrivati a oltre 200 e partenze ogni 3 minuti. Giusto per evitare la partenza dell'ultima squadra quandoe la prima già era a timbrare alla prima tappa.
Da circuito aperto delle prime due edizioni siamo arrivati al circuito chiuso con partenza e arrivo nella stessa città. Bari.
Da un solo furgone scopa che come una "sciarpa di Linus" ci seguiva dando la sicurezza di non essere soli, siamo arrivati a 4 mezzi supporto. Due bagagli in apertura e due officina/scopa in mezzo e a chiudere, più quelli specifici delle squadre più organizzate.
Dai primissimi giacchetti catarifrangenti con il solo numero dell'anno di edizione siamo passati alle pettorine con il numero di gara del singolo partecipante.
Dagli sguardi divertiti dei paesini sperduti della Sila alla folla entusiata di Tirana ne son passate vespe e lambrette con l'ovale giallo un numero a 4 cifre e la scritta TREMARI. Da allora son cambiati anche molti raduni e manifestazioni che in qualche maniera si sono rifatti alla struttura "diversa e dinamica" individuata 14 anni fa. Questa è la soddisfazione mia e di Maurizio e in cuor nostro sappiamo che sarebbe stata anche quella del nostro ispiratore, l'Ing. Mario Luigi Rozza.